Nomofobia, la paura di rimanere sconnessi

Il bisogno di rimanere connessi diventa un’esigenza fisica ed emotiva

La tecnologia ha apportato grandi benefici alle nostre vite; pensiamo solo a come sarebbe stata l’esperienza del lockdown e dei distanziamenti senza la possibilità di restare connessi, lavorare o seguire le lezioni da casa, e videochiamare amici e parenti.

Sono anni ormai che, grazie agli smartphone, la maggior parte di noi è sempre raggiungibile e connessa in qualsiasi luogo o momento della giornata.

Questo attaccamento allo smartphone, all’essere sempre raggiungibili e connessi ci porta a non riuscire più a fare a meno del nostro cellulare e della connessione internet.

I sondaggi e gli studi per capire quanto questo nuovo bisogno sia sentito dalla popolazione sono stati numerosi: nel 2015, in un’intervista de Il Fatto Quotidiano[1], è stato chiesto ad un gruppo di persone se fosse riuscito a vivere senza smartphone. La maggior parte degli intervistati ha risposto di no, che a restare senza cellulare “gli verrebbe l’ansia”. Un famoso studio condotto da Samsung nel 2019[2] che ha coinvolto più di 6.500 intervistati, invece, ha mostrato che il 36% degli italiani preferirebbe ricevere una ricarica della batteria anziché denaro in prestito.

Il fenomeno è talmente vasto che gli è stato dato un nome: Nomofobia, o Sindrome da Disconnessione.

Nomofobia: cos’è?

Il termine è composto da un termine anglosassone (No-mo, abbreviazione di no-mobile) e il suffisso fobia, e sta ad indicare la paura di rimanere sconnessi con una conseguente dipendenza vera e propria dallo smartphone.

Le persone con nomofobia vengono prese dal panico quando si accorgono di avere lasciato a casa il telefonino, controllano continuamente le notifiche sullo smartphone, sentono vibrare o squillare il telefono quando non sta squillando né vibrando, e portano con sé il proprio dispositivo mobile ovunque, anche in luoghi inopportuni.

La nomofobia può diventare una dipendenza a tutti gli effetti, agendo in maniera simile a tutte le altre dipendenze e andando quindi a influenzare diversi aspetti delle vite degli individui. Partendo da stati d’ansia dovuti alla batteria scarica, agitazione incontrollata quando si è irraggiungibili o quando le persone care non lo sono, si arriva persino ad evitare dei luoghi in cui il segnale è scarso, o dove non si ha la possibilità di tenere sotto carica il cellulare, come una spiaggia o la montagna[3].

La nomofobia è una forma di dipendenza che influenza molti aspetti della vita di chi ne soffre fino a diventare una vera e propria patologia. La forma patologica della dipendenza da smartphone porta le persone che ne soffrono a stati d’ansia al solo pensiero di rimanere sconnessi o con il telefonino scarico. Ma si tratta solo di casi estremi, o possiamo riconoscerci un po’ tutti in questi aspetti, anche se in forma più lieve?

Siamo tutti nomofobici?

A chi non è mai capitato di non uscire di casa senza smartphone, o di arrabbiarsi con l’amico o il partner perché non è stato raggiungibile per tutto il giorno? O di passare ore sui social e iniziare a preoccuparsi quando la batteria dello smartphone è inferiore al 20% e non abbiamo il caricatore a disposizione? Anche questa è nomofobia?

Anche se lo smartphone fa parte delle nostre vite, per la maggior parte di noi la “dipendenza dal cellulare” non è una patologia. Tuttavia, è comunque un aspetto che influenza le nostre vite: rinunciamo a proseguire una serata fuori perché abbiamo il cellulare scarico, evitiamo i luoghi dove sappiamo di essere irraggiungibili, tra due locali simili preferiamo quello che offre una connessione Wi-Fi e, nei nostri spostamenti, diamo sempre priorità luoghi dove sappiamo di avere la possibilità di ricaricare il nostro smartphone.

Ecco perché il fenomeno del powerbank sharing, con le stazioni e i totem di ricarica cellulari in negozi, uffici, e centri commerciali, e la possibilità di noleggiare powerbank in mobilità, sta acquisendo sempre più importanza nel mondo attuale.

Offrire la connessione Wi-Fi ma anche la possibilità di ricaricare il proprio cellulare sta diventando un elemento fondamentale della qualità del servizio di centri commerciali, piccoli negozi, fornitori di servizi, ristoranti, locali, e qualsiasi altro tipo di attività commerciale presente sul territorio.

La ricarica dello smartphone diventa un’esigenza emotiva

Anche se la parola nomofobia contiene il suffisso “fobia” che ci rimanda a una forma di paura o ansia, la nomofobia si presenta più come una vera e propria dipendenza. Anche se la maggior parte di noi non svilupperà mai la vera e propria patologia da “ansia da disconnessione”, in tanti ci riconosciamo in questa sorta di dipendenza da smartphone.

Sappiamo tutti che siamo in grado di sopravvivere una giornata senza smartphone, ma l’idea non ci piace. Siamo talmente abituati ad avere il mondo del web e delle comunicazioni a portata di mano, che solo l’idea di restare senza ci disorienta.

In questo senso avere ovunque la possibilità di ricaricare lo smartphone diventa un’esigenza emotiva. Le persone si sentono più tranquille in luoghi dove hanno un powerbank a portata di mano.

Le stazioni di ricarica, e più in generale il powerbank sharing, in luoghi aperti al pubblico svolgono la funzione sì di offrire un servizio che risponde a un bisogno divenuto indispensabile, ma anche di affidabilità emotiva nei confronti dei clienti o utenti di un’attività commerciale.


[1] Nomofobia, psichiatra: “La dipendenza da smartphone fa perdere controllo realtà” | Il Fatto Quotidiano

[2] Mai più senza ricarica dello smartphone | News Samsung

[3] Smartphone che passione…..o che malattia?! La nomofobia | State Of Mind

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